domenica, 06 maggio 2007
Cebula

è il titolo in polacco di questa poesia che riesce ad affrontare con acume e levità quel che per altre discipline si chiama ontologia o gnoseologia o epistemologia o esistenzialismo o quel che vi pare:


La Cipolla

La cipolla è un'altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
Potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.

In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d'inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla: cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda
fin nel fondo e così via.

Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell'una ecco sta l'altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un'eco in coro composta.

La cipolla, d'accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi - grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l'idiozia della perfezione.

(Wislawa Szymborska - traduzione di Pietro Marchesani)

Stamattina la signora Szymborska, come la chiamavano tutti, impedendomi di fugare ogni dubbio sull'esatta pronuncia del suo nome di battesimo (come si dirà correttamente Wislawa, se il cognome del fu papa veniva pronunciato in varie gradazioni fonetiche tra Voitila e Uoitiua?) ha letto questo ed altri piccoli trattati di filosofia, storia e metafisica, scritti a meraviglioso modo suo, a pochi metri da me, nella sua lingua piena di affricate: qui si può sentire la sua voce, dopo quella in italiano; oggi invece la lettura in italiano succedeva a quella in polacco e veniva dalla pacata voce maschile del suo stesso traduttore, Pietro Marchesani, cui il giovane e simpatico ambasciatore di Polonia ha conferito in latino un'onorificenza di merito.
Sembra il resoconto di un evento intellettuale snob, ma è stato tutt'altro: l'auditorium del Goethe Institut era pieno di persone sedute e in piedi per vedere quello che qualcuno, durante le presentazioni di rito, ha chiamato un grosso personaggio, perché Nobel 1996 per la letteratura e uno dei più grandi poeti viventi, invece davanti a noi c'era questa signora minuta e canuta dallo sguardo vispo e un po' timido, che ci ha detto (in polacco, poi tradotta da un'autorità che non ricordo, un signore dall'italiano perfetto e dal volume di voce di 2 dB) "Sono stupita che siate qui così numerosi: oggi è weekend!"
Ma per lei ne valeva la pena eccome. E c'erano molte persone giovani tra il pubblico. Giovani ad un incontro con una vecchia poetessa di 84 anni. Una ragazza seduta davanti a me aveva un volume polacco con sul risvolto di copertina questa (<--) foto di autrice e tazza fumanti. Altri avevano comprato al banchetto al piano di sotto dei volumi delle sue antologie. Io invece mi ero portata per il viaggio in autobus il mio amato volumetto col prezzo ancora in lire, preso dopo aver letto da qualche parte (dove? quando? perché? non lo ricordo) Amore a prima vista e/o Il gatto in un appartamento vuoto, parole ironiche e immediate su misteri insondabili come coincidenza e destino, morte e senso di tradimento. E le analisi storiche di Scorcio di secolo e La fine e l'inizio (in cima a questa pagina), parole che illustrano eventi epocali eppure scorrono senza impedimento, così diverse da ciò che la maggioranza intende per poesia: lo stile ermetico, le immagini frammentarie, il respiro sospeso negli enjambements, arrivare alla fine e magari chiedersi "aspetta, e quindi cosa ho letto?". Con lei no. E quanto più diretto appare a noi, tanto più c'è la sua bravura nel condensare cotanto significato in tali significanti. L'amo anche per questo. E non credevo che avrei mai avuto l'opportunità di vederla di persona. Ma oggi è successo e mi aggrappo a questo come alla salvezza di un corrimano.

Per il resto nulla di nuovo: domani arriva mio padre che lunedì diventerà un uomo radioattivo per qualche ora, sperando di capire finalmente quanti siano i mostri e iniziare a colpirli; nel frattempo all'ospedale di Taranto si somministra protossido di azoto invece che ossigeno ai pazienti; Berlusconi si lamenta dei comunisti che vogliono rovinargli le aziende; dal primo maggio mezzo paese infiammato per la questione etica della critica a Santa Madre Chiesa da un palco da un comico, per frasi come
- Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo: infatti la Chiesa non si è mai evoluta.
- Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana. Ma è giusto così: accanto a Gesù Cristo sulla croce non c'erano due malati di sclerosi laterale, ma due ladroni.

che non mi pare dicano nulla di falso (per quanto, ok, Welby i funerali nemmeno li aveva chiesti, ma la moglie sì, e comunque il punto è l'intransigenza della chiesa verso chi ritiene inumano l'accanimento terapeutico, anche quando la Sua volontà sarebbe un'altra... altro bel punto il fatto di mettere il becco un po' ovunque), ma nessuno che reagisca con tale passione per i discorsi di Epifani, Angeletti e Bonanni fatti la mattina a Torino, sulle vere questioni etiche urgenti di cui occuparsi: i morti sul lavoro, i morti di fame per precariato, la morte della fiducia nello Stato con un sistema fiscale sostenuto dalle classi sempre più svantaggiate mentre altri sguazzano impuniti in furbizie e privilegi, la morte della speranza, come l'altro giorno che sul sito di Repubblica c'era il programmino per calcolare la futura pensione e a me è venuta fuori una pagina tutta bianca. E andiamo avanti così.

scritto da mela | 02:54 | commenti (19) | commenti (19) [pop-up]
parole, notizie

venerdì, 20 aprile 2007
Altre cose

continuano a succedere e il mondo continua a girare e mentre mio padre ha fatto domanda di pensionamento e di invalidità e sta per cominciare la sua battaglia contro il male, è scoppiata una primavera noncurantemente (o appositamente?) colorata e bellissima. La teoria della relatività mi offre ogni giorno nuove e diverse manifestazioni di sé: cose che prima rappresentavano problemi o pensieri ora non esistono nemmeno, cose prima quotidiane o trascurate adesso appaiono preziose. E almeno imparare meglio mi fa sentire meglio.
Giorni fa mi si è spezzata una corda della chitarra, il mi cantino, che insieme al sol cede più facilmente allo strapazzo delle varie accordature non standard cui le costringe la musica che suono più spesso. Ma ho pensato di non rimetterla subito e tenerla un po' come una chitarra tenore, la chitarra a 4 corde con cui sono suonate diverse canzoni di Ani DiFranco, per esempio Hypnotized o Half Assed.
Quella sorta di essenzialità mi asseconda, forse perché ultimamente sento il bisogno di suonare cose con meno note e più silenzi, per lasciare ai pensieri il modo di dilatarsi con calma entro i suoni, piuttosto che essere soffocati da essi.

E in questi giorni, da quando ho appreso la notizia della strage di Cho Seung-Hui al Virginia High Tech, ho in testa un'altra canzone suonata con quelle sole 4 corde e con un testo rappresentativo di quell'altra America, che cerca di incidere sulle coscienze non con le armi ma con la ragione (e per amore della ragione stendo un velo pietoso sulla risposta del governatore della Virginia all'invito di Bush a non portare le armi a scuola: "se anche gli altri studenti avessero avuto le armi, non sarebbero morti come pecore, ma avrebbero opposto resistenza a quel pazzo").
Era giusto il 20 aprile di 8 anni fa quando due studenti di 17 e 18 anni commisero la strage alla Columbine High School, una delle più gravi della storia americana con le sue quindici vittime. Qualche mese dopo, l'album To the Teeth si apriva con questa canzone dallo stesso titolo (ho preferito tradurre il significato e rimandare altrove ai significanti verbali e musicali):

Il sole tramonta su questo secolo
e noi siamo armati fino ai denti
stiamo unendo tutti i nostri sforzi
per abbreviare pietosamente le nostre vite

E studentelli continuano a insegnarci
di cosa si parla quando si parla di armi
confondete pure "libertà" con "artiglieria"
e state a guardare i vostri figli che la realizzano

E ogni anno ormai, puntuale come il Natale,
qualche ragazzino diventa preda di quella depressione suburbana
che l'ha nutrito fin dalla nascita
si serve al primo arsenale a portata di mano
e se ne va in giro a riempire la cronaca nera

E in mezzo a tutto ciò le donne
imparano quel che le povere donne hanno sempre saputo
che il limite è molto più vicino di quanto si pensi
quando gli uomini portano le armi in casa

Ma guarda dov'è il profitto
è lì che troverai la fonte
della grande menzogna che tu e io
conosciamo così bene
e nel tempo che servirà perché questo
desiderio culturale di morte faccia il suo corso
loro si faranno dei bei soldi
e poi andranno tutti all'inferno

Lui l'aveva detto che alla fine tutto si paga
eh sì, Malcolm aveva previsto quest'ondata
e davvero dormiremo per un altro secolo
mentre i ricchi guadagnano sul nostro sangue?

È vero, potrà esserci un po’ da lavorare
per vedere la fine di questo disfacimento
ma secondo il mio umile parere
ecco cosa suggerirei di fare:

aprire il fuoco su Hollywood,
aprire il fuoco su MTV,
aprire il fuoco sulla NBC,
e la CBS e la ABC
aprire il fuoco sulla National Rifle Association
e su tutte le menzogne che ci hanno sempre raccontato,
aprire il fuoco su ogni fabbricante di armi
mentre fa un pompino a qualche senatore repubblicano

E se sento parlare ancora una volta
del diritto di qualunque idiota
ai suoi strumenti di furore
prendo tutti i miei amici
e me ne vado in Canada
dove almeno potremo morire di vecchiaia.

scritto da mela | 19:25 | commenti (22) | commenti (22) [pop-up]
musica, notizie, res publica, succede a mela

sabato, 03 marzo 2007
Letterature moderne e comparate

Cancellato ogni fremito
Minuscoli insetti si inseguono in volo
Come credere che questo abbia un senso?

Ferma la mente
Incendi nell'animo
Non dirò una parola

Corse folli nel vuoto di una giornata
Che ne sarà di tanto sforzo?
Cadono lentamente dagli alberi i pensieri


Non sono bellissime queste composizioni?
Sono state composte da un generatore automatico di poesie.
Qualcuno (come si legge nelle spiegazioni alla pagina linkata) trova inquietante che una macchina possa scrivere meglio di una persona. È anche vero che ciascuna di quelle 114 frasi in rotazione semi-casuale è stata pensata e scritta appositamente per il progetto. Solo una è una citazione, e mi piacerebbe anche saperla riconoscere visto che l'autore ha proposto il quiz, ma non importa.

Mi importa invece di più ciò che ho scoperto ieri (da qui) sul romanzo vincitore del Premio Strega 2003, Vita di Melania Mazzucco. Uno studio di una ricercatrice del dipartimento di letteratura dell'università di Palermo ha mostrato come alcuni brani di Vita mostrino una somiglianza meno che semi-casuale con brani di Guerra e Pace di un certo Lev Tolstoj.
C'è chi giustifica l'operazione in base al fatto che In un romanzo postmoderno non possono non essere presenti i prestiti e le citazioni, dato che ogni testo è sempre anche ipertesto. Fin qui d'accordo: le infinite potenzialità semiotiche della citazione, il gusto della reminiscenza più o meno velata, stuzzicare il lettore con un bel gioco di specchi che può essere anche stimolante.
Il fatto è che la scrittrice, interpellata, ha negato qualunque legame di quei passi con quel libro, affermando di non averlo toccato negli ultimi 23 anni e che forse le sono riaffiorati nella mente dei ricordi inconsci.
Le infinite potenzialità semiotiche della dissimulazione.
(per non parlare di quell'altro)

scritto da mela | 19:54 | commenti (17) | commenti (17) [pop-up]
parole, notizie

martedì, 23 gennaio 2007
Petah Lucia DiFranco

È nata.
La notizia è di oggi: la figlia di Ani DiFranco (e come poteva essere altro che una femminuccia?) è nata sabato 20 gennaio nella casa materna a Buffalo NY, pesa 3,4 chili e mamma e figlia stanno bene. E se sembro un po' zia a fare questi discorsi, sì, mi sento abbastanza zia.
Nel frattempo nessuno sa il perché e il percome o almeno l'esatta pronuncia del nome Petah, che io non avevo mai sentito prima. È un nome indiano americano che nella lingua della tribù Blackfoot vuol dire "aquila d'oro". Un rare bird come quello di cui mamma Ani parla nella mia canzone preferita del suo ultimo album Reprieve, In the margins, come quello che appare sul cd e in diversi punti della sua confezione (nonché accanto ai link della pagina appena segnalata). Ma la canzone non può parlare di Petah, essendo stata scritta già un paio d'anni fa. Comunque.
Ho appreso giusto recentemente di una tradizione, forse non molto nota, riguardante i bambini appena nati, ovvero regalare loro una maglietta della fortuna per buon auspicio.
Allora ecco quella inevitabile per la nuova righteous baby (la casa discografica creata da Ani, un'isola di anticorporativismo, idealismo e indipendenza, si chiama Righteous Babe Records):

Le quattro parole scritte dietro ("contorsionista, balbettatore, ruttatore, freak") riprendono una famosa citazione di Ani, presente in una lettera da lei indirizzata ad un giornale americano femminista, Ms., che nominandola nel 1997 tra le "21 feminists for the 21st century" poneva come suo unico merito i successi e i profitti della RBR. La risposta di Ani a questa scelta termina con queste parole:

Thanks for including me, Ms., really. But just promise me one thing; if I drop dead tomorrow, tell me my grave stone won't read:

    ani d.
    CEO. [amministratore delegato]

Please let it read:

    songwriter
    musicmaker
    storyteller
    freak.

scritto da mela | 23:58 | commenti (12) | commenti (12) [pop-up]
musica, notizie

domenica, 24 dicembre 2006
Literal

When they said he could walk on water,
what it sounds like to me
is he could float like a butterfly
and sting like a bee

Literal people are scary, man
literal people scare me
out there trying to rid the world of its poetry
while getting it wrong fundamentally
down at the church of "look,
it says right here, see!"


(Ani DiFranco)

Volevo lasciare un augurio di buone feste a chi passa da queste parti, anche se l'adesione ad uno spirito natalizio non riesce ad essere proprio al massimo se, pur in un giorno simbolico di amore e accoglienza come questo, Santa Madre Chiesa ha negato per principio a Piergiorgio Welby la chiesa non negata a mafiosi, a dittatori (come Pinochet pochi giorni fa) o anche, in qualche empito di pietà, ad altre povere anime di suicidi, condannate alle pene dell'inferno solo per la propria fragilità.
Se dall'altra parte c'è Qualcuno, riesco solo ad immaginarlo mentre accoglie tra le sue braccia un uomo che ha sofferto così tanto. Ma soprattutto mi piacerebbe avere la possibilità di vedere il momento in cui si trovi davanti coloro che lo hanno rappresentato in terra con l'apertura di cuore e la solidarietà col prossimo dimostrate in quest'occasione. Un'occasione persa.
Immagino manchi ancora un po' a quel giorno. Intanto, buoni giorni a tutti.

scritto da mela | 23:59 | commenti (21) | commenti (21) [pop-up]
notizie

lunedì, 18 dicembre 2006
Cuore sacro

Ma se uno che è stato PresDelCons di questa Repubblica e guida un partito denominato "Forza Italia" va a farsi impiantare un pacemaker a Cleveland, Ohio, USA, non sembra implicare un po' che in Italia non ci sia nemmeno un chirurgo degno di compiere cotanta operazione su cotanto cuore?
Sarò un po' polemica io (ma intanto vedo che il dubbio è venuto anche ai cardiologi).

scritto da mela | 22:54 | commenti (24) | commenti (24) [pop-up]
notizie, res publica

sabato, 02 dicembre 2006
Depositari dei valori

Ore 13:45: stazione Ostiense, sono appena scesa dal treno da Bracciano.
Scendo nel sottopassaggio e vedo sventolare una bandiera MSI.
Ma che...?
Poco più avanti un uomo di spalle, testa canuta. Indossa sui vestiti una maglietta del Milan. Sulle strisce rossonere, un grande numero 1 dorato, con scritta dorata SILVIO BERLUSCONI.
Alle 8 di stamattina la stazione Ostiense era un posto normale di Roma. Qualche ora dopo, un ricettacolo di simboli e scritte inquietanti. Oggi Roma ospita la manifestazione nazionale delle destre contro la finanziaria (non c'è l'UDC, ma che vuoi che sia? Nessuno se ne accorgerà, tanto un po' di bandiere dell'UDC le ha comprate direttamente il comitato organizzatore).
Scendo in metropolitana. Arriva un treno colmo che più colmo non si può. Dentro s'intravedono ancora bandiere.
Riesco ad infilarmi in qualche modo tra la massa umana compatta e la porta del vagone che si chiude incastrandomi un pezzo di cappotto. Non importa, tanto non avrei spazio per allontanarmi da quel punto. Intanto gli Sparklehorse che ho in cuffia vengono sopraffatti da una specie di coro da stadio nel vagone della metro. Sento qualcosa come "...bruciare (o bruciamo) il tricolor", la melodia sembra quella di Bella ciao. Ma possibile? "Umberto Bossi, portami via..." È possibile.
Bene, sono in un vagone pieno di leghisti. Altri canti sul tricolore da bruciare, con melodie che non riconosco. I testi però sono riconoscibilissimamente da banda di teppisti. I miei saldi ideali di non-violenza e non-odio vacillano pericolosamente. Vorrei dire loro di vergognarsi al cospetto di tutti i patrioti morti anche per il Lombardo-Veneto. Oltre ad epiteti all'altezza (?) del loro livello stilistico. Ma sarebbe impossibile sovrastare il nobile coro padano.
Scendono tutti al Circo Massimo. Ci sono uomini in pantaloni Prada e donne col rossetto e la pelliccia. Eccoli, i loro valori. Li guardo malissimo mentre li faccio sfilare fuori dal vagone, attendendo di rientrare.
Al rientro, il vagone della mia metro è pieno di adesivi Lega Nord, Roma Ladrona e simili.
Com'è facile chiedere rispetto e non dare niente in cambio.

scritto da mela | 14:53 | commenti (23) | commenti (23) [pop-up]
notizie, succede a mela

venerdì, 17 novembre 2006
Bracciano

La prima volta che presi l'aereo notai questo lago perfettamente rotondo, a breve distanza da Roma. Mi sa che lo vidi in fase di atterraggio, attraversando le nuvole e attendendo di concentrarmi di lì a poco sul riconoscimento del Colosseo dal cielo, una visione di cui ho avuto resoconti estasiati.
A volte capita che il lago di Bracciano sia chiamato lago di Trevignano, ma è solo il nome di un altro dei comuni sorti sulle sue sponde. Come anche Anguillara, dove l'anno scorso mi sono imbattuta in Orietta Berti durante il soundcheck di "Finché la barca va" per la notte bianca anguillarina

[no, allora, parentesi: mi sembrava che il palco di Orietta fosse in una zona che definirei un porto, ma non sono sicura che Anguillara abbia un porto, così ho cercato anguillara e porto in Google, e cosa scopro finendo su questa pagina? Che hanno fatto una Wikipedia integralmente in napoletano! 'A nciclopedia lìbbera]

Insomma, tra Orietta Berti e la sagra del pesce, nei comuni del lago si vive una vita semplice, lontana dagli eccessi della metropoli.
Da un paio di mesi ormai tengo tre corsi di inglese scientifico nella sede (a dir poco) distaccata della Sapienza che si trova a Bracciano. Ricordo che il primo giorno chiesi alla stazione, al bar della stazione, alla farmacia, al tabaccaio, a diversi passanti e ad un'agenzia immobiliare dove si trovasse la sede del corso di scienze infermieristiche dell'università. Mi guardavano tutti con faccia da "Ma che, sei matta? L'università qui? Mai saputo né visto niente!" e dicevano con la bocca la stessa cosa della faccia (tranne "Ma che, sei matta?", per gentilezza). Poi un operaio asfaltatore, in un altro bar, ha avuto un'illuminazione sulla via giusta in cui indirizzarmi. Perché alla fine Bracciano è piccolina. La via principale del centro viene interrotta ogni mezz'ora dal passaggio a livello per far passare il treno Roma-Viterbo e viceversa, e quando si scende dal treno si attraversano i (due) binari a piedi, perché la stazione non ha il sottopassaggio. Appoggiare i piedi sul binario è bellissimo.

Ecco, a Bracciano si vive una vita fatta di cose semplici.
Ci sono stati dei giorni in cui avevo anche tre o quattro ore libere tra una lezione e l'altra (inutile tornare a Roma: ci vuole un'ora e un quarto di treno) e mi mettevo a leggere sulle panchine assolate della piazza del municipio, distraendomi ogni tanto a guardare le torri del castello Odescalchi, i bambini in piazza che giocavano con la fontanella o correvano in tondo (ma com'è possibile che un bambino che corre non si stanchi mai?), cani giulivi, talvolta gatti guardinghi, le badanti dell'est dallo sguardo malinconico e fiero che portavano vecchiette a prendere un po' d'aria, i signori col giornale, giovani mamme con pupi in carrozzella che mi facevano ciao ciao con la manina. I negozi piccoli, tutti che si conoscono, una vita così tranquilla. In fondo mi sono affezionata all'atmosfera braccianese, è il mio paesino da gita fuori porta quasi tutti i giorni e mi fa leggere un paio di libri alla settimana per abbreviare le ore in treno.
Poi un bel giorno viene fuori che Tom Cruise ha deciso di sposarsi proprio al castello di Bracciano.
Apriti cielo. I giornali strombazzano da giorni notizie del genere:

Bracciano intanto è pronta ad accogliere l'evento: ha schierato 50 vigili urbani, transennato la zona interessata - chiamata ormai "zona rossa" - che resterà chiusa per 17 ore, che vuol dire che tornerà praticabile alle 19 di domenica. Sono infatti attesi circa 40mila curiosi, 120 fotografi accreditati, 200 giornalisti, 250 invitati. Mentre la città si prepara al lieto evento con le finestre che si affacciano sulla piazza centrale affittate per cifre che oscillano tra i 100 e i 2500 euro, i negozi del centro che hanno dipinto sulle vetrine scritte augurali sfoggiando souvenir creati ad hoc con tanto di foto della coppia incastonate in posacenere e candelabri.

Allora. Oggi ero lì fino alle 19 e ok, non ero esattamente nella zona del castello, ma comunque in centro, e non ho visto Bracciano sotto assedio né le vetrine con gli altarini né tutto questo caos. Solo un cartello giallo all'ingresso di una strada che porta in centro, con la scritta "18/11 Strada per il centro chiusa".
Ad ogni modo domani, giorno delle nozze, ho lezione dalle 11 alle 14 nella città assediata. Riuscirò a raggiungere l'aula, attraversando quarantamila persone che affollano la strada? Dovrò chiamare un elicottero per lasciare il paese?
Potrebbe essere un'idea. Magari è la volta giusta che tornando a Roma io possa vedere il Colosseo dal cielo. Dall'aereo non ci sono ancora riuscita.

scritto da mela | 23:51 | commenti (11) | commenti (11) [pop-up]
notizie, tempi moderni, succede a mela

lunedì, 06 novembre 2006
Imperscrutinio

Una torna a casa da una giornata trascorsa tra viaggi e lavoro, con in sottofondo nella mente un fruscio di schede elettorali aperte e conteggiate, speranzosa nel vantaggio di un candidato giovane e motivato rispetto ad uno che nel tempo di un mandato non ha combinato nulla di degno di menzione, e che qualche anno fa è passato dalla Margherita a Forza Italia con la leggiadria di un pensiero opportunista (e beh, perché è importante avere ideali coerenti, no?), e cosa trova appena accende il computer?
Prima una laconica mail: "Mellin hai visto i risultati delle votazioni in Molise?" (Mellin è il mio soprannome dei tempi dell'università. Adottato dagli amici di quegli anni ma coniato da un'impiegata dell'agenzia del diritto allo studio aquilana, autrice anche della pregevole lampajour sulla comodina, della bolletta gastronomica de ju telefono e di altre perle che al momento non ricordo). E già un sospetto s'insinua.
Poi, sui vari siti di notizie, la notizia che proprio Michele Iorio, la banderuola inconcludente, è in via di riconferma. Ecco.

Prima di fare la banderuola al vento, Iorio era un democristiano.
E la verità è che il Molise è una regione democristiana dentro.
Inutile accendere i riflettori nazionali su una regione che in tutto conta gli iscritti alle liste elettorali (327mila, compresi residenti fuori regione e nazione) che può contare un solo quartiere di Roma, credendo di leggere un'elezione locale come un test sul clima politico nazionale. In realtà sembra proprio che non ci sia molto da testare. C'è solo una costante endemica di pigro conservatorismo e/o inerzia che si conferma di volta in volta.
Oltretutto venerdì, nelle ultime ore precedenti il silenzio pre-elettorale, mi erano anche giunti dei simpatici sms da mittenti cui non ricordo di aver dato il mio numero:

Spero vivamente che la Vostra scelta premi un Vostro cittadino serio e onesto come voi: "Alla regione con AN, alla regione con Michele Pretorino"

IL 5 e 6 NOVEMBRE tu che fai? IO VOTO FORZA ITALIA IO VOTO MOLINARO Umiltà Impegno Servizio per il Molise che Avanza!


Speravo che quelle parole ampollose, l'urticante abuso della forma slogan e quello sperpero irrispettoso di maiuscole potessero avere la fine che meritano.
Ma evidentemente non è ancora tempo.

scritto da mela | 22:59 | commenti (6) | commenti (6) [pop-up]
notizie, res publica

martedì, 31 ottobre 2006
Sannioween

I molisani, abitanti della regione forse meno conosciuta d'Italia, hanno un forte senso dell'identità.
È per quello che nel 1963 trasformarono in singolare gli Abruzzi e che qualche annetto prima, nel 321 a.C. quando si chiamavano ancora Sanniti, furono la popolazione italica che diede più filo da torcere alla nascente Repubblica Romana e l'unica a riuscire ad infliggerle una sconfitta bruciante come quella delle Forche Caudine: alcuni soldati sanniti, travestiti da pastori, indicarono all'esercito romano in marcia verso il Sannio una strada che conduceva in una stretta gola montuosa. Giunti nel luogo chiamato Caudio, i romani capirono di essere in trappola: tronchi e massi davanti a loro, l'esercito sannita dietro a chiudere ogni via di fuga. E la storia, per una volta, non si conclude con una carneficina ma con un'azione dimostrativa non violenta: ogni soldato romano dovette uscire ignudo passando sotto un arco di lance e risate sannite. Oltre all'onore e alle braghe, i sanniti presero loro anche la cavalleria.
Certo, alla fine anche le trentennali guerre sannitiche, come tutte le altre, furono vinte dalla potenza romana destinata a diventare un impero, però la ribellione dei piccoli restò nel mito.

Oggi i sanniti dell'associazione dei romani di origine molisana "Forche Caudine" (vedete che alla fine si torna amici?) si oppongono ad un altro impero imposto: quello dell'omologazione culturale acritica al modello americano, che in questi giorni si manifesta in tutta la sua virulenza e incoerenza storica con le varie manifestazioni organizzate in giro per la notte di Halloween - oltretutto di origine celtica, quindi europea, ma purtroppo i riti diventati di moda non sono più quelli del All Hallow's Eve originario.
La ribellione italica è la controfesta "Safinim" (l'antico nome del Sannio), anche "Halloween? No grazie", con gastronomia molisana offerta ai passanti in zona San Giovanni. Provo ad essere passante anch'io tra poco, se il traffico dei festanti dei vari party in maschera della capitale renderà possibile arrivarci.
Si vedrà anche più rispetto per le zucche?

scritto da mela | 22:07 | commenti (9) | commenti (9) [pop-up]
notizie, tempi moderni

 

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