lunedì, 02 aprile 2007

No, è che poi viene una sorta di timore a riprendere a scrivere, non sembra, ma più giorni passano e più sento come "Oddio, è quasi un mese dall'ultima volta, e ora che scrivo?".
Eppure in fondo non credo di essere gravata da aspettative, questo blog non ha una linea editoriale, né si pone come un sito d'informazione o di proselitismo o di altro scopo che non sia quello di esprimere me (poi spremere ha la stessa etimologia, e del resto il titolo di questa pagina non è un caso) quando ne sento il bisogno e di ritrovare stralci di me trascorsa quando ricapito sui vecchi post. Anche se alla fine qui, di me, sono solo gocce.

This machine will not communicate
These thoughts and the strain I am under *


E dire che bisogno di scrivere, fissare, ne ho sentito più di una volta in questi giorni. Soprattutto una notte, domenica scorsa, in cui però non dormivo nella mia stanza perché erano qui mio fratello e la sua ragazza, e così il coperchio di questo computer è rimasto chiuso e così i miei pensieri, un po' tappati. Forse meglio.
Nel giro di pochi giorni sono cambiati in modo drastico e irreversibile degli equilibri interni alla casa in cui vivo, prima per uno sfidanzamento storico, con legami così forti e molteplici col resto del gruppo che ora per tutti a parlare con uno dei due sembra quasi di mettersi contro l'altro, ma chiaramente non è così; poi quella sera a cena fuori l'annuncio di una persona con cui in questa casa ho condiviso tantissimo, che tra qualche settimana va via a convivere col ragazzo, e ci manca un po' la terra sotto i piedi. Non perché lei si stia evolvendo, non potevamo augurarle di meglio, ma perché in fondo questo ha fatto sentire noialtri ancora fermi, bloccati. Sì, un po' egoistico. Ma in un senso non cattivo. Ci siamo rimessi nelle macchine, e nella nostra eravamo tre trentenni precari, The Bends dei Radiohead nell'autoradio, le luci di Roma di notte fuori, gli sguardi e i silenzi e le parole per sdrammatizzare, l'imitazione di Fabio Caressa, abbiamo mangiato dagli stessi piatti, abbiamo suonato le nostre canzoni, abbiamo visto i mondiali sulla terrazza, sono stati anni belli, e ho detto che con i Radiohead in sottofondo sembravamo uno di quei film italiani sui trentenni confusi, e G. ha detto "E G. pensò, 'Quando avrò una casa mia?'", e mela pensò anche molte altre cose

All your insides fall to pieces,
you just sit there wishing you could still make love *


e che quella notte avrebbe voluto scrivere pensieri con in mezzo le citazioni di quel disco che ascoltava tanto all'università, insieme a Ok Computer. Li avevo su cassetta. Che tenerezza ora ripensare a quando dopo poche canzoni bisognava cambiar lato. E il nastro che dopo un po' si consumava e si rovinava. Spesso facevo delle operazioni di microchirurgia ricostruttiva sui nastri spezzati, avevo anche una scatolina con pezzettini di ricambio recuperati dalle cassette buttate.

He used to do surgery
For girls in the Eighties
But gravity always wins *


Facevo i viaggi col walkman, delle batterie di ricambio e due o tre cassette le cui canzoni avrei imparato benissimo. Oggi invece mi capita di sentirmi dire il mio melpod da 2GB (3-400 canzoni) è un po' poco.
Mi sono laureata nell'anno di uscita di Amnesiac (ricordo che ogni volta che su mtv davano il video di Pyramid Song mi incantavo a sprofondare nelle immagini e ad analizzare la struttura ritmica, soprattutto prima che entri la batteria, ancora oggi un bell'esercizio di concentrazione su una canzone ipnoticamente bella) e se oggi penso che da un paio di giorni c'è una persona al mondo che si è laureata con me mi viene da ridere.
Il presidente della commissione, che all'inizio mi ha presa per una studentessa, alla fine mi ha fatto i complimenti per professionalità ed equilibrio e mi ha detto che l'università ha fatto un bell'acquisto. C'è però che non so io se ho fatto un bell'acquisto e se sia quello l'ambiente in cui voglio restare. Ultimamente mi vedo all'ultimo anello di un'accademica catena di scaricabarile di varia natura, ed in generale di un ambiente che penalizza le passioni e premia il machiavellismo, che non so se intendo e se sono in grado di sostenere ancora a lungo. È così che mi aspettavo? È così che volevo? Non credo.

Faith, you're driving me away
You do it everyday
You don't mean it
But it hurts like hell *


Il regno delle cose non fatte, sempre molto vasto, è pieno tra l'altro di post non scritti.
Però da quel regno sto tirando via una patente di guida, ebbene sì. Lunedì ho guidato per la prima volta una macchina, quella di mio fratello, che mi ha detto bravissima perché non l'ho fatta mai spegnere, ho messo la seconda e ho guidato tra le colonne del parcheggio deserto delle 22 all'Ikea di Porta di Roma senza andare addosso ad alcuna di esse (anche se in una curva più stretta c'è mancato poco).

Da quando studio per la patente, la strada mi assale con uno strato di semantica in più che prima c'era ma era un mondo parallelo, e ora invece mi impone di interpretare e definire segni orizzontali, verticali, bi-, tridimensionali e su ruote che mi circondano. È incredibile quanto ci sia da definire. Sta diventando un po' faticoso: ormai quando sono in autostrada in autobus (in tedesco per dire andare su un mezzo di trasporto si usa lo stesso verbo per guidare, dunque mentre guido in autostrada, ma quanto sono già avanti?) guardo anche tutti i mezzi cercando di ricordare le definizioni. Così scelgo di chiudere gli occhi e appisolarmi, cosa che ultimamente, a fine giornata di lavoro, mi riesce in modo sempre più frequente ed efficace.
La prossima volta che guiderò con le mie mani e i miei piedi sarà in un luogo più aperto, in un'altra città, con mio padre. Una cosa che ho sempre sognato.
Ora ancora di più.
Mio padre, per più di sessant'anni indistruttibile, che anche quando gli cadde il carico di una gru sulla schiena non si spezzò, che non si ammala mai, da qualche giorno è ufficialmente malato. Si spera non lo sia tanto, ci saranno tempo e controlli per dirlo, ma fa male, e non c'è nulla con cui prendersela.

Blame it on the black star
Blame it on the falling sky
Blame it on the satellite
That beams me home *


Non ricordo chi è che diceva che passiamo i giorni ad aspettare di risolvere tutti i vari piccoli e grandi problemi della quotidianità, dopo di che potremo finalmente iniziare la nostra vera vita, senza renderci conto che la vita è proprio quella quotidianità che aspettiamo che passi.
Certo che l'esempio di programmazione del futuro che ho visto prima di mezzanotte su La7 supera ogni immaginazione: era una pubblicità per presentare un nuovo complesso di case in costruzione in Romagna, un progetto chiamato Mare Domani. L'entusiasta agente immobiliare spiegava che non solo si tratta di bellissime case splendidamente rifinite ecc., ma che sono costruite in una posizione tale che tra una quindicina d'anni, per il previsto innalzamento del livello del mare, la vostra casa in collina si trasformerà in una esclusiva casa sul mare e avrete la vostra spiaggia.
Giuro che ha detto questo.
Con tanto di grafica in sovrimpressione del mare che risale la collina.
Dio voglia che fosse un pesce d'aprile.

Every day, every hour
I wish that I was bullet proof  *

scritto da mela | 03:09 | commenti (17) | commenti (17) [pop-up]
musica, lavoro precario, pubblicità regresso, succo di mela

mercoledì, 14 febbraio 2007
È San Valentino: parliamo di tasse!

(come Benigni quando cerca di non pensare al sesso in Il Mostro)



Stamattina ho richiamato l'Ufficio Stipendi dell'Università, da cui aspetto il pagamento di quattro corsi da più di un anno, precisa come un orologio svizzero nel seguire il loro suggerimento dell'ultima telefonata "Se non le risulta l'accredito a metà febbraio, richiami pure qui".
È esattamente metà febbraio. Io richiamo.

Mi risponde una signorina con voce da bambina:
- Ma lei sul contratto si era dichiarata inoccupata?
- Sì.
- Ah ecco, il fatto è che i pagamenti per gli inoccupati sono stati bloccati in attesa che si allien... che si alleini... che si allie...
- allineino?
- ...ino con la nuova finanziaria, sì, ecco il perché del ritardo.
- Quindi avete i pagamenti bloccati perché non sapete come gestirli con la nuova finanziaria?
- Eh sì.
- E quali diventano ora i tempi per la liquidazione di questi contratti?
- Eeeh, i tempi per la liquidaziooone...
- È che, sa, è un anno ormai che aspetto...
- Guardi, noi volendo potremmo anche mandarli in pagamento subito, senza tener conto della nuova legislazione, però non le conviene, perché la ritenuta fiscale con la vecchia legislazione era molto più pesante...

E no, e là ho alzato le mani!
È vero, a ottobre, per un corso tenuto un anno prima, mi hanno trattenuto più di un quarto del già magro co.co.compenso in tasse.
Poi la signorina mi ha detto che comunque probabilmente questo all... allineamento con la finanziaria si farà questo venerdì o al massimo la settimana prossima, per cui l'attesa rimanente dovrebbe essere non troppo lunga.
Ho riattaccato un po' frastornata.
Ho pensato: e ora con che le pago le bollette nel cassetto di là e i due regali di laurea che devo fare il 23 e il 26 per due amiche fondamentali?
Poi ho pensato anche: ma quindi Prodi mi ha diminuito le tasse?

Oddio!
PRODI MI HA DIMINUITO LE TASSE!!!
Incredibbile siore e siori!

scritto da mela | 17:54 | commenti (32) | commenti (32) [pop-up]
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venerdì, 30 giugno 2006
Succo di un anno

Un anno che scrivo su queste pagine celesti.
Un anno in cui si cresce e si imparano cose, come tutti gli anni.
In cui ho iniziato ad insegnare all'università, ho mandato degli studenti Erasmus in Germania, ho preparato le tracce di lingua tedesca per l'esame di Stato della SSIS, e due studentesse mi hanno chiesto di seguire la loro tesi, ma non si può perché sono ancora solo una contrattista Co.Co.Co.
Ed essendo solo una contrattista Co.Co.Co. che non viene pagata mai, ho trovato un altro lavoro di insegnamento, di domenica, di lingua inglese a stranieri. Che non sanno che mentre insegno loro l'inglese, sto imparando da loro tante cose di spagnolo.

Non bastando però neanche questo lavoro, ho sfruttato le possibilità che questa Cine-Città offre, facendo la comparsa anche per cose di cui mi vergogno abbastanza... no, a Coca-Cola o McDonald's avrei detto di no a prescindere, ma ora che è passato abbastanza tempo posso confessare un esempio per tutti: per una pubblicità di Barilla mi sono ritrovata a fare la chitarrista, il tecnico delle luci in t-shirt con le maniche strappate, e anche il pubblico romanticamente ondeggiante - a seconda dei momenti - per Laura Pausini in concerto. No comment.
Ma non è che accetti tutto: per esempio ho detto no a figurare nuda in un video di Niccolò Fabi. Un po' per inibizione, col mio corpo botticelliano (dico sempre che sarei stata una perfetta Miss Italia 1492), un po' perché chi mi ha chiamata è un nudista praticante che ce sta a prova' da fin troppo tempo.
Però ho osato fare la figurante in costume per 4 giorni sulla spiaggia di Ostia, i primi di maggio, con Claudio Amendola, Man Lo, Roberto Ciufoli e i calciatori della nazionale dell'82. E da discreta fotofobica quale sono, mi sono ritrovata a tirar via metri quadri della mia stessa pelle nelle settimane successive, a mo' di muta del serpente (che è poi il mio segno nell'oroscopo cinese).

E nonostante questo corpo botticelliano su cui mi facevo problemi (neanche troppi, a dire il vero, tuttavia si sa cun phe viviamo in un mondo dominato dall'immagine, e che se alla Venere di Botticelli metti la minigonna, non ci sta poi neanche tanto bene), in quest'anno mi sono ritrovata a suscitare interesse in un numero di persone che non credevo possibile. E ho scoperto che nonostante i miei quasi ventinove anni, non ero abituata a questo e alla gestione di questo.
Perché avevo trascorso molti anni precedenti a non contemplare nemmeno l'idea di corteggiatori nella mia vita, avvolta nel bozzolo di una storia splendida e rassicurante, che però in quest'anno è finita.
Ma poi ho scoperto, anche se ci vuole un po' di tempo, che si può restare o (ri)diventare amici, che si può parlare con confidenza e complicità delle cose della vita nuova, che è bello stare di nuovo bene insieme.

E poi, in quest'anno, ho scoperto che anche scrivere cose proprie e lanciarle nella Rete può far stare bene. Così come conoscere persone belle e interessanti, e poi vedere le parole trasformarsi in persone, e poi incontrarle nel mondo reale, o attendere di incontrarle.
Per questo vorrei ringraziare e abbracciare tutti voi.
Virtualmente, certo, ma al limite potete provare ad indossare questo.

scritto da mela | 19:22 | commenti (31) | commenti (31) [pop-up]
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martedì, 25 aprile 2006
Accettare le categorizzazioni (con l'accetta)

Anche la giornata della Liberazione è motivo di scontro tra i poli. Ogni cosa ormai è terreno di divisione strumentale più che di dialogo, ogni cosa è vista e classificata in chiave di manicheismo.
Alla fine si finisce sempre per parlare di politica
, si diceva ieri al telefono con un amico che non sentivo da un po'. Infatti è così, e potrebbe anche essere una bella cosa, un mondo in cui tutti si interessano della cosa pubblica, se non fosse che ormai non si parla quasi più di idee, di questioni di convivenza civile, di progetti nell'interesse della collettività, ma più che altro si esprime un incessante ed esasperato scontro tra fazioni opposte, che temo sia la peggiore delle eredità di questi anni, che ci resterà incollata addosso per un bel po' di futuro.

Anche l'ultima volta che mi hanno chiamata a fare la comparsa, le parole più ricorrenti nei discorsi di tutti erano sinistra e destra, Prodi e Berlusconi, Eh ma voi avete detto questa cosa, E allora voi che avete detto quest'altra?, e La birra è di sinistra, Questa macchina mi piace di più perché è più di destra (giuro che ho sentito queste frasi).
Eravamo a piazza Farnese, sotto l'ambasciata di Francia, in una parte di Roma che amo molto, a fare la fila per entrare in un taxi che poi era una limousine. Guidata da Elisabetta Canalis (che sarà di destra o di sinistra?).

Di quel giorno sono state anche pubblicate delle foto su La Repubblica online: nella prima e nella terza si può vedere un ragazzo alto che somiglia a Forrest Gump (ed è inutile che cerchiate me perché mi sono messa il più lontano possibile dalle scene inquadrate). Ecco, quel ragazzo ad esempio durante la colazione al catering mi scrutava e ad un certo punto mi ha detto: "Tu, tu hai una faccia di sinistra. E anche gli occhiali di sinistra, con questa forma, e questo colore bordeaux. E hai pure i capelli di sinistra."
"E perché me lo dici come se fosse un problema?"
Un altro ragazzo vicino a me fa "Eh, perché lui vota Silvio."
Guardo Forrest: "Sì, ho votato Forza Italia sia alla Camera che al Senato."
Ah, ma allora esistono davvero! Mi chiedevo dove fosse questo italiano su 4 che ha votato Forza Italia, e finalmente incontro uno cui poter chiedere esplicitamente: "Perché? Posso capire tranquillamente l'essere e pensare a destra, ma perché Forza Italia e non AN, perché Silvio Berlusconi?"
E lui "Perché è il nostro Presidente e va premiato per le cose che ha fatto."
"Ah, lo dobbiamo anche premiare? E cos'ha fatto di utile pensando alla collettività, a parte forse la patente a punti e la legge Sirchia?"
"E allora voi che volete far adottare un bambino a due donne, voi che volete farmi pagare tasse sulla casa che lascerò ai miei figli? Ti pare giusto? Ma dai."
"Ma possibile che tiriate sempre fuori i Pacs? Con tutta questa semplificazione poi, ma non è come la poni tu, non è di questo che si parla. E pagare le tasse è dovere di ogni cittadino, se no come va avanti un Paese?"
In realtà alla fine il tipo era tranquillo e non era nemmeno antipatico, e quindi continuavamo a parlare. Ad un certo punto si è riavvicinato il ragazzo di prima e ci ha detto "Ma insomma, vedo che è nato un amore tra destra e sinistra..." Esagerato: parliamo.
Abbiamo parlato anche dei problemi dell'università, della ricerca, della fuga di cervelli all'estero, e lui ha detto "Se fossi laureato ci andrei anch'io."
"Già, l'ho sentito dire a molti, ma se ce ne andiamo tutti, questo Paese andrà sempre più in basso."
"Eh ma uno deve pensare prima per sé."
"Ed è questa la differenza sostanziale tra il pensiero di destra e quello di sinistra: per quello di destra dal benessere del singolo deriva il benessere della comunità; per quello di sinistra è il contrario."

Quel giorno, in cui non era stato chiamato nessuno dei miei amici e in cui credevo di passare il tempo delle attese leggendo, alla fine ho chiacchierato e riso con diversi ragazzi, e di tante cose oltre che di politica, per esempio libri, film, Roma, situazioni, vite, lavoro e lavori. C'era un ragazzo laureato in sociologia da più di un anno ma che per ora campa solo facendo qualche comparsata qua e là, un altro (carino e abitante nel mio stesso quartiere! Solo che poi l'ho scoperto essere di estrema destra. Militante.) che frequenta la scuola di specializzazione per l'insegnamento come quella in cui insegno io, solo che diventerà prof di scienze invece che di lingue.
Un po' dipendeva sicuramente dalla posizione che avevamo in questa scena, tutti insieme in fondo alla fila per il limotaxi, ma a fine giornata non ho potuto fare a meno di notare con un po' di rammarico che comunicare con i ragazzi e gli uomini era molto più facile e spontaneo che con le donne. A parte una o due che scambiavano volentieri parole anche con me, la maggior parte delle donne se ne stava piuttosto per conto proprio, oppure a squadrare le altre, a fare commenti su vestiti e capelli.
Questo mi ha messo tristezza, facendomi pensare al luogo comune che si tira fuori spesso sul rapporto delle donne tra di loro: che non c'è reale complicità, che le donne non sanno fare gruppo perché fondamentalmente si invidiano a vicenda e cercano di essere ognuna la primadonna.
È un discorso che non mi trova d'accordo, perché vivo l'amicizia femminile come una dimensione di grandissima complicità e unione e non potrei fare a meno del rapporto che ho con le mie amiche. A volte penso anche che potrei innamorarmi di qualcuna di loro e che l'armonia e la condivisione di idee e sensazioni potrebbero essere totali, se non fosse che trovo irrinunciabile la complementarità che posso vivere con un uomo.
Comunque il pensiero di quel giorno era che perlomeno in quel tipo di ambiente una minore capacità delle donne di fare gruppo è piuttosto visibile. Ma non so, magari la cosa era dovuta più ad una questione d'età, visto che le altre donne presenti erano tutte un po' più grandi di me.
A proposito d'età, la mattina siamo tutti passate sotto le abili mani di un giovane truccatore gay che era un ragazzo delizioso (a fine giornata eravamo già grandi amici e ogni tanto veniva da me a fare commenti buffi su quanto ci succedeva intorno): già sentire mani sapienti che ti toccano e coccolano il viso è una bella sensazione, ma ancora più bello è sentir dire ad uno che con la faccia delle persone ci lavora tutti i giorni cose come "Bella pelle, bello zigomo", e soprattutto "Ma tu quanti anni hai? Ventitré, ventiquattro?".
5 anni in meno e autostima a +1000. A volte basta poco.

scritto da mela | 22:33 | commenti (11) | commenti (11) [pop-up]
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martedì, 21 marzo 2006
Buona visione

Volevo vedere la neve quest'inverno, anzi non solo vederla ma starci sotto, sopra, in mezzo.
Quando vivevo in questa fredda città, dove ora torno almeno un giorno alla settimana, ho vissuto delle belle nevicate e giorni di temperature glaciali durante tutti gli inverni: ricordo gli asciugamani dimenticati stesi fuori durante la notte, che al mattino erano perfettamente ghiacciati e si potevano tenere sollevati in orizzontale come una tavoletta di spugna solida; ricordo battaglie a palle di neve coi miei amici, nel parco che circonda il forte spagnolo, magari dopo un pomeriggio passato a suonare e cantare a lume di candele profumate, tutti accoccolati nella cucina della mia casa. Era bello.
Ora ogni volta che vengo qui parto da Roma vestita come l'omino Michelin, salvo poi trovare bel tempo e temperature miti, con la neve che mi fa maramao scintillando solo sulle cime delle montagne tutt'intorno.
Del resto oggi è ufficialmente iniziata la primavera (ed è anche la Giornata Mondiale della Poesia: io amo molto Wislawa Szymborska, se non la conoscete ancora fatelo. Qui, per oggi, una poesia sulla poesia).

Scrivo seduta al computer antidiluviano presente nella stanza 11 della facoltà di Lettere e Filosofia, quella destinata ai prof a contratto. La stanza 11, fatta di due stanze e un bagno, una volta era la sede di tutti gli esami di tedesco. Quindi da studentessa ci ho passato qualche mezz'ora di tensione ogni anno. E invece ora sono seduta qui tutta rilassata, ad aspettare che esca dal lavoro l'amica che mi ospita e che stasera mi porta in pizzeria con gli altri amici. Seduta dalla parte della cattedra dove soltanto qualche anno fa non avrei mai realmente immaginato di stare.
Ora la stanza 11 è diventata la stanza dei professori co.co.co. e anche una sorta di magazzino di risme di carta, guide dello studente, opuscoli informativi impilati in cartoni. Siamo tutto materiale usa e getta, a ben pensarci.

Ho fatto una lezione qui oggi, pur di non farla saltare per un'improvvisa mancanza di aule saltata fuori all'ultimo minuto. Ho fatto valere i miei diritti ad utilizzare questa stanza e nel pomeriggio sono venuta a chiederne la chiave in portineria. Mi dicono "L'ha già presa il professor X, che ora è dentro" e io penso "Ma chi sarà ora questo rompiscatole? Non è che rischio di non riuscire a fare lezione neanche qui?". Arrivo, entro e vedo una borsa e un cappotto in giro, cose appoggiate sulla scrivania, ma lui non c'è. Dev'essere in bagno. Attendo discretamente fuori, e mi ripresento alla porta quando sento dei movimenti.
Apro e ho una visione inaspettata.
Trentaequalcosenne. Capelli scuri scuri corti, occhi celesti celesti. Mi ricorda un po' il mio adorato Sufjan Stevens. E quindi mi piace. Gli dico salve, che sono contrattista anch'io, non volevo disturbare ma dovrei fare una lezione qui, sa le aule, ma in realtà lo guardo e penso "No, una cosa del genere in questa facoltà non s'è mai vista". Andiamo insieme in portineria per comunicare agli uscieri che ora terrò io la chiave, ridiamo delle sfighe dei contrattisti, mi chiede che materia faccio. Linguistica Tedesca. Ah, interessante (com'è cortese, eh...), io Storia del Cinema.

...ma raccontamela pure.
Ma i docenti possono seguire i corsi di altri docenti?
Io intanto mi sono guardata gli orari delle sue lezioni.

scritto da mela | 19:58 | commenti (12) | commenti (12) [pop-up]
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martedì, 14 marzo 2006
Socrates!

Latito, lo so.
Ma per i prossimi due mesi sarà così, con i nuovi impegni di lavoro che mi sballottano allegramente per il centro Italia.
Ovviamente il tutto in uno spirito filantropico di dedizione della propria vita al prossimo e alla diffusione gratuita della scienza linguistica, giacché le previsioni in termini di tempi di pagamento da parte dell'università statale italiana si aggirano all'incirca sull'epoca della mia età pensionabile.
Mentre penso ai modi per convincere il proprietario della mia casa ad accettare disquisizioni linguistiche in luogo di denaro per l'affitto, mi godo almeno la gloria fugace dell'essere interpellata per incarichi accademici di sempre maggiore prestigio e responsabilità.

Una studentessa mi ha chiesto di poter parlare con me della sua tesi di laurea. Me l'ha chiesto per mezzo di una mail scritta in stile discutibile, in cui non si presenta e non si firma, non lascia spazi dopo la punteggiatura, applica le norme sull'uso delle maiuscole un po' a caso. Penso che se è riuscita a dimostrare tale varia mancanza di cura in 4 righe di mail, figuriamoci in un'intera tesi... Poi però penso che la supervisione di una tesi di laurea costituisce un rigo ambitissimo in un curriculum di insegnante, che ci sono professori disperati che pregano qualsiasi studente di fare la tesi con loro, mentre io non so che fare... Sono confusa.

Ieri invece mi ha scritto il responsabile delle relazioni internazionali per la facoltà di Lettere: la docente a capo dell'istituto di tedesco si trova attualmente in Germania, e quindi non potrà esserci per la selezione degli studenti per gli scambi Socrates/Erasmus. Così gli ha suggerito di rivolgersi a me! O Socrates!!
Ho passato il pomeriggio di ieri a dire ommioddio ommioddio (no beh, ho anche fatto altre cose nel frattempo). Con un colloquio dovrei verificare la conoscenza della lingua e le motivazioni degli studenti che hanno fatto domanda per partire. E chi sono io per decidere chi è degno di andare o no di andare a studiare in Germania? Ma io ce li manderei tutti! Soprattutto quelli che parlano meno bene il tedesco, così lo imparano meglio, no? E non è giusto che la delusione di una persona per la perdita di tutti i suoi sogni su un anno all'estero debba dipendere da me.
Sono confusa anche qui. D'altra parte è chiaro che sono anche contenta di essere stata ritenuta all'altezza di farlo.

Sempre maggior prestigio e responsabilità, sì. Ma senza compensi, s'intende. In pratica sto diventando una sorta di ministra senza portafoglio.

scritto da mela | 12:29 | commenti (13) | commenti (13) [pop-up]
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lunedì, 06 marzo 2006
Il peso della cultura

Adoro le borse di cotone o di tela. Quelle in fibra non sbiancata, quelle colorate, di un negozio o una città o un'università, con messaggi sociali o disegni cretini.
Quelle per fare la spesa ecologica, invece di prendere ogni volta nuove buste di plastica (a Roma busta, a Milano sacchetto, con la e rigorosamente aperta, a Bologna sportina, nei negozi che vogliono essere trendy shopper o shopping bag) che poi a casa si accumulano inesorabilmente.
Perché è vero che si possono riutilizzare per i rifiuti (anche immondizia o spazzatura o pattume), ma ci sono periodi in cui col polietilene che accumuliamo in questa casa potremmo anche rivestirla tutta... e non è detto che non possa essere la soluzione per isolarci una buona volta dall'umidità. Inoltre è un materiale praticamente indistruttibile, dunque con un impatto ambientale pesante e da limitare quanto possibile.

I tedeschi sono pieni di borse di tela. Un paio d'anni fa ho passato l'inverno a Friburgo (il paradiso in terra, paradigma dello sviluppo ecologico e sostenibile) e una delle prime cose che ha fatto per me la mia padrona di casa è stata aprire un mobile pieno di queste borse e regalarmene una bella e colorata per iniziare.
 Alla cassa, nei negozi tedeschi, si può scegliere se prendere la borsa di plastica/carta o quella di stoffa: entrambe si pagano, quella di stoffa ovviamente un po' di di più, ma una volta che ce l'hai sei a posto. Poi si finisce spesso per averne più d'una, perché magari i negozi ogni tanto le cambiano, perché fanno delle serie speciali con un nuovo disegno, un nuovo colore o una nuova frase (per esempio ne ho una con una citazione di Goethe).
Le mie preferite sono quelle coi manici abbastanza lunghi per poterle portare in spalla. Un paio di quelle che ho sono così e le uso per la spesa, per i libri e le cose che mi servono per le lezioni, per portare cose a casa degli amici, ecc. ecc.
Poi capitano dei giorni, come oggi, in cui posso solo maledirmi pensando a tutte le mie borse di stoffa in fila in un cassetto dell'armadio che mi fanno ciao ciao coi manici...
Oggi infatti è iniziato il nuovo anno accademico per l'università privata sudamericana in cui insegno inglese la domenica, così sono andata, dall'altra parte di Roma perché son fortunella, all'inaugurazione dell'anno e a reinsediarmi nel mio ruolo di profesora de Inglés.
Del reinsediamento ha fatto parte anche la consegna alla profesora di tutto il materiale didattico e organizzativo necessario per i prossimi mesi. Ovvero, per i corsi di General English III e General English IV:

- textbook x 2
- workbook x 2
- didactic guide x 2
- una cartellina con fogli presenze, calendario, ecc.

Un totale di sei libri più un altro po' di carta per gradire. Tutto quello che hanno potuto darmi per contenere questa roba è stata una busta di carta marroncina, di quelle che si usano per spedire i documenti. Comunque sempre meglio che tenere in braccio 7 cose distinte.
Ma non sono certo corsa a casa col malloppo: prima mi sono concessa una passeggiata in centro per andare in libreria a prendere il romanzo con cui era in atto un corteggiamento da mesi (e oggi me lo sono portato per la prima volta a letto, con grande soddisfazione: passeremo ore stupende insieme), Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer. Non paga, ho preso anche un altro libro in promozione, i cataloghi 2006 dell'Universale Economica Feltrinelli e degli Oscar Mondadori, la rivista di Emergency e altro imprescindibile materiale informativo.
Almeno la libreria mi darà una busta di plastica, ma non so che darei per una bella borsina di tela da portare in spalla...
Cerco allora quella rossa col logo Feltrinelli, un altro vecchio corteggiamento, e sì, avevo deciso di cedere: ma non c'è più. Poi sbircio nel reparto cartoleria - di cui segnalo l'acidulo cartello Il materiale sopra il tavolo è esposto per essere venduto e non per dare sfogo a presunti istinti artistici. - ma sbianco davanti a prezzi come 15€, 21€. Solo perché sopra c'è Mafalda o pecore nere.
Decido stoicamente di tenermi sacchetto di plastica e bustona da lettera.
E dolorini alle braccia giusto per l'ora del tè, per sorseggiarli con calma.
Brava, profesora.

scritto da mela | 01:12 | commenti (10) | commenti (10) [pop-up]
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mercoledì, 08 febbraio 2006
Dura prova

Giorno di esami, l'altro giorno. Mi sono recata in quella che i suoi abitanti chiamano la città più fredda d'Italia (però non capisco, mica lo è sempre: e Aosta? e Bolzano?) per il secondo appello dell'esame del mio corsicino di traduzione. Dato che quasi tutti gli studenti erano già venuti al primo appello, temevo di trovare zero nomi sull'elenco degli iscritti e di perdere i preziosissimi soldi di un viaggio. Invece c'erano tre studenti: una cosa tranquilla.

Anche troppo tranquilla: tre ore dedicate alla prova non sono poche, dovendole passare in quel tipico silenzio esamistico interrotto solo dal frusciare dei dizionari Tedesco - Italiano / Italiano - Tedesco, un silenzio che, unito alla mia sonnolenza tipica della combinazione ore piccole + sveglia presto, mi induceva ad un abbiocco indomabile e ad un numero di sbadigli non conforme ai parametri di Maastricht.
Molto poco da prof, diciamolo.
Mi sono chiesta come abbiano fatto i miei professori di scuola e università a farsi passare tutte quelle ore di esami scritti e silenzio di carta. Ma forse una classe di tante persone è più impegnativa, e poi noi copiavamo e ci passavamo di tutto, quindi c'era la caccia alla volpe a tenere ben svegli e attivi. Qui invece calma piatta.
Così mi invento di tutto per distrarmi e tenermi sveglia:

- solletico con la punta della lingua contro il palato. Un classico, ma non sufficiente.
- provare ad aprire i cassetti della cattedra almeno per lo sfizio di dire "Lo sapevo" a trovarli vuoti, e invece erano entrambi chiusi a chiave.
- leggere l'inventario dei mobili dell'aula e rilevare la pregevole voce Sedia girevole regolabile braccioli vilpelle nero, estremizzazione di telegrafismo senza neanche una preposizione o congiunzione. In più vilpelle che non leggevo da una vita e che mi ha sempre fatto ridere. Un po' come popolo bue.
- inventario del contenuto del mio portafogli e reperimento dell'ennesima scheda telefonica scaduta. Ma perché le schede telefoniche scadono?
- tentare un ritratto artistico di una tipica sedia da scuola.
- osservare i capelli e i vestiti e le cose degli studenti presenti e concludere che voglio il maglione arcobaleno dell'erasmica tedesca, ma che mai mi metterei il suo piumino rosa.
- decorare il titolo di Metro con la penna rossa e provare ad ammazzare un po’ di tempo col cruciverba della penultima pagina. Smettere perché è talmente miserabile che mi fa abbioccare anche di più, con definizioni come
- In mezzo al lato.
- Gioca il derby col Milan.
- Prima di dom e dopo ven.
- Conclude molte preghiere.
- Lo esegue il singolo musicista.
- Tra due tic.
- Tra due tac.
Giuro, gli ultimi c’erano entrambi: uno in orizzontale e uno in verticale.
- guardare fuori dalla finestra e ad un certo punto scoprire che sta scendendo qualche fiocco di neve. Piccolissima, ma neve (la prima che vedo cadere quest’inverno). Dirlo agli studenti cercando di non fare la voce da bambina eccitata.
- scorgere scritte sul muro (KRAASI, ITALIA, JUWE, DELL’AGA) e non vederci un senso. Vedere, sempre sul muro, se le macchie dell’intonaco formino dei disegni. Ma senza senso anche le macchie.
- scoprire che due Staedtler Noris-Stick, blu e rossa, si possono impugnare come bacchette cinesi. Trattenersi dal provare a prenderci l’elastico per i capelli, i guanti o il melefono (sì Ricky, se passando di qui leggi questa parola: è la tua. La uso ancora e sempre). Trattenere la voglia di cibo cinese.
- compiacermi di chi apre la porta dell’aula e mi fa “Ciao, scusa, è occupato qui?” non capendo che sono la prof perché sembro una studentessa. Pensare a tutte le persone che mi hanno conosciuta recentemente e si sono sconvolte a sentire che ho 28 anni.
- scrivere questo elenco dietro un articolo di Spiegel Online sulle cause del casino per le vignette di Maometto.

scritto da mela | 22:24 | commenti (19) | commenti (19) [pop-up]
parole, lavoro precario, melodrammi, d istruzione, succede a mela

venerdì, 03 febbraio 2006
Crisalidi

Apro gli occhi. Intorno a me è buio, il tepore delle coperte mi invita a restare a letto, ma credo sia veramente il caso di alzarmi.
Guardo l'orologio sul comodino.
18:52 verde digitale.
Credo sia la prima volta in vita mia che al risveglio vedo un'ora del genere. Anche perché dormire di pomeriggio è un'attività (ma si potrà dire attività per il dormire?) che non mi appartiene assolutamente: le pochissime volte nella vita in cui mi succede, casi veramente straordinari, mi risveglio in stato confusionale, non capendo che giorno sia, se il giorno in cui mi sono messa a dormire sia già passato o quale sia la cosa più saggia da fare in quel momento e in quella condizione mentale. Del resto proprio un recente studio americano ha dimostrato che nei primi 15-30 minuti dal risveglio il cervello resta mezzo addormentato ed è capace solo di prestazioni mediocri, come quello di un ubriaco. Per questo in quei minuti non vanno mai prese decisioni cruciali. Sbornia da sonno, in pratica. Io lo sapevo già.

Il fatto è che sono reduce da due notti di lavoro duro e intenso (e please, niente battutine scontate: non sono ancora a quel punto).
Ma perché sono ancora a letto se sono rientrata stamattina all'alba?
Sposto lo sguardo via dall'orologio: panoramica su mobili spostati al centro della stanza, la libreria svuotata, i raccoglitori con le fotocopie a terra, anche i cassetti della scrivania appoggiati a terra... ah giusto, è venuto San Luca Imbianchino alle 8:30 a dipingere di giallino il mio muro, che ormai davo per bianco definitivo per il resto del 2006. Che sfiga, proprio stamattina, concedendomi solo un paio d'ore di sonno. Ma va bene così. Alla fine è stato anche divertente, ci siamo raccontati un sacco di cose mentre lavorava.
Oltre ad essere un santo idraulico, muratore e imbianchino, il suo lavoro vero è nei Vigili del Fuoco. S.Luca dell'Acqua e del Foco. San Luca Grisù. San Luca Pompiere. Mi ha raccontato che i pompieri fanno di tutto e si occupano di tutto, dar gatto ar matto alla viglianza nei teatri durante incomprensibili spettacoli, alla supervisione durante i rifornimenti di carburante degli aerei a Fiumicino (dove oggi aveva il turno di notte), estraggono le persone dalle macchine dopo gli incidenti, e mi ha raccontato storie di teste aperte e gambe staccate, e poi le istruzioni date ai vigili quando hanno ricevuto delle siringhe per le emergenze batteriologiche: "Se siete in metro e iniziate a vedere gente con la bava alla bocca, sparatevi in coscia questo e poi quest'altro dopo 15 minuti".
Insomma, sebbene moderatamente rincoglionita per le due ore di sonno e con la testa che scoppiava, la mattinata è passata tra chiacchierate e risate. Ma dopo mezzogiorno il lavoro era concluso e verso le 13 ero finalmente di nuovo a letto.

Muovo le gambe e le sento indolenzite. Non sono più abituata a certi movimenti (e di nuovo, niente battute fuori luogo). Ho passato la scorsa notte a correre a scatti, a fare bizzarri saltelli e a correre all'indietro in salita. Sono di nuovo entrata nel magico mondo della pubblicità creativa.
Quando mi hanno chiamata lunedì per convocarmi ero tentata di dire di no: "Si girerà in notturna, conta che faremo molto tardi, le 4 o le 5, vestiti estivi, possiamo chiamare solo te ma nessuno dei tuoi amici". Che bella prospettiva! Poi però ho pensato alle bollette e ho detto di sì. Ed è stata una delle più belle esperienze che ho avuto finora facendo questo lavoretto.
Primo giorno, appuntamento ad un ingresso secondario di Cinecittà alle 13. C'era un sole meraviglioso (adoro il sole d'inverno) e dietro le mura si intravedevano sagome di montagne di cartone, delle case di Scorsese per Gangs of New York e altra accozzaglia scenografica. Firmiamo gli elenchi, ci distribuiamo tra varie macchine e partiamo per Bassano Romano. Molto gita.
Grande Raccordo Anulare, la Statale per Viterbo, strada Bassanese e man mano il paesaggio intorno a noi cambia: il traffico si dirada, il panorama si allarga e vediamo alberi, laghetti, pecore, colline. Poi, con mille curve, saliamo saliamo saliamo fino alla cima della collina più alta. Qui c'è una villa bianca ed enorme. "Mi raccomando, non allontanatevi dalle stanze che ci sono state destinate, perché questa è una casa privata".
Azz.
Siamo una quarantina, passiamo sotto lo sguardo attento di costumisti che ci dicono cosa tenere e cosa cambiare. Mi fanno togliere i jeans e mi mettono una gonnona lunga veramente notevole con disegni di Keith Haring che mi fa sembrare una farfalla nera e fucsia... alla fine i costumisti mi hanno anche detto che costa un botto e che fa parte di una collezione che deve ancora uscire. Ed enormi occhialoni di Givenchy ("Attenta che costano più di 200€") che mi fanno sembrare una mosca. Perché tutti dobbiamo sembrare degli insetti. Vedo i vestiti degli altri, vedo molto verde, e veli svolazzanti, e righe da ape. Alcune ragazze con vestitini che lasciano le spalle scoperte ottengono tutta la mia solidarietà, in vista delle riprese notturne in una notte come il 31 gennaio...
Ma la produzione è meravigliosa, ci fornisce coperte con la scritta Forza Italia (della Nazionale di calcio) in cui imbozzolarci durante ogni minima pausa, gazebi con fungoni riscaldanti in cui rifugiarci nelle pause più lunghe, una fornitura continua di bevande calde (tra cui anche cioccolata e zuppa calda: mancava però la zuppolata) e cosine da mangiare. E per cenare ci portano in un'area con gazeboni con tavoli e sedie, molto Oktoberfest, e furgoni stile porchettaro o zozzone ma molto più grandi, dove facciamo la fila coi vassoi per cose come involtini, straccetti al radicchio, patate al forno. Mitici.

Perché siamo insettiformi? Perché la nuova luce emanata da un nuovo televisore ci ipnotizza e affascina. Certo, in sé l'idea della tv che fa impazzire la gente non è il massimo, anzi è francamente inquietante, ma il regista ha avuto alcune idee molto molto belle. Siamo tutti persone normali in giro per strada a fare cose normali (oddio, io in una scena esco da una Mercedes SLK, cosa normalissima in tutti i giorni della mia vita, con addosso 600€ in roba firmata... ed esco dal posto del guidatore!), quando l'accensione di una tv del genere in una casa ci fa trasformare: ci muoviamo in modi nuovi, chi con scatti improvvisi, chi in modo sinuoso, chi volteggiando, e tutti ci dirigiamo irresistibilmente attratti verso questa casa. Alcuni figuranti erano ginnasti o ballerini e andavano verso la casa saltando muretti, facendo la ruota, o rovesciate o salti strani. 40 pazzi. Ma meravigliosi da guardare. E in molte riprese ci muovevamo all'indietro, in modo che poi, riproducendoci in avanti, risultino movimenti ancora più innaturali.
Infine ci accalchiamo sulla vetrata di questo salone anelando ad entrare, le mani spiaccicate sul vetro che alla fine di ogni ripresa veniva ripulita da due baldi giovani.
Intanto noi godevamo del calore sparato da grossi ventilatori col fuoco dentro (li hanno chiamati termoconvettori, ma ventilatori col fuoco è più bello) e ci consolavamo un po' con bustine scaldamani (devo sapere cosa c'è dentro! Non era la gelatina che si vede nelle cose scaldamani di gomma trasparente, ma una specie di sabbietta) fornite da un angelo della produzione. Un'altra angela era torinese e ci dava comandi come "Via le giacche nee!", "In posizione nee ragazzi!". Comunque tutti gentilisssssimi, non come quella volta...

Abbiamo fatto amicizia tra di noi e ho conosciuto persone di tutti i tipi, alcune molto simpatiche, come una ginnasta romana sedicenne ragazza meravigliosa, una con dei tratti bellissimi mezza cinese mezza filippina, un cinese di nome Gu che studia architettura a Roma, e un ragazzo dalla voce veramente stupenda con cui si è parlato di radio e doppiaggio e che mi diceva col tono più profondo e sexy possibile cose come "Dai, compra anche tu la nuova Barbie" e altre amenità del genere.
Alla fine ci siamo tutti salutati con baci e abbracci, comparse, assistenti, e anche col meraviglioso aiuto regista Miguel, nome spagnolo ma parlata milanese e grandissima simpatia, che ricordava contemporaneamente Gabian (una manciata di persone che mi leggono possono capire di chi parlo, perciò possono capire che non potevo fare a meno di dirlo) e John Lennon primi anni Settanta, con tanto di occhialini tondi.

Insomma è stato bellissimo. Poi era bello rientrare a casa nel limite tra la notte e il giorno, guardarsi intorno nell'autobus notturno verso casa, con Terje Nordgarden nelle orecchie, a cercare di capire chi sia la maggioranza delle persone che popolano le ultime corse: sono di più quelli per cui il giorno inizia o quelli per cui il giorno si chiude? Un po' si capiva dalle facce e dall'eloquio più o meno pimpante. Un po' dai saluti di chi si salutava o salutava l'autista: Buongiorno, Buonanotte.
Intanto io da farfalla pazza ero tornata crisalide nel mio cappottobozzolo, aspettando di riaprirmi, altrove.

scritto da mela | 03:26 | commenti (17) | commenti (17) [pop-up]
lavoro precario, pubblicità regresso, melodrammi, succede a mela

martedì, 20 dicembre 2005
Fiction


Ieri sera sono comparsa nel film di Natale con Lino Banfi e Gerry Scotti.
Ormai sono in conflitto d'interessi con la mia stessa integrità intellettuale.
Sono nel trash fino al collo.
E soprattutto: su Mediaset.
Aiutoooooo

scritto da mela | 17:09 | commenti (27) | commenti (27) [pop-up]
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