Il mese della ripresa, del risveglio, del reinizio, delle raccolte a fascicoli e dei buoni propositi. A parte le raccolte a fascicoli, il resto per me è iniziato a fine agosto, molto grazie alla visita di Tiziana, donna di ortografia acrobatica e di blog apparentemente incomprensibile e invece donna trasparente di cuore e di parole, e poi la positività si è moltiplicata nel miniraduno molisano con Ale e poi Ele (che riesce a fare anche foto belle di fette di me), i giri nella macchinona color champagne che era di mio padre, il mio primo posto di blocco e non mi sarei fermata e avremmo fatto Thelma e Thelma e Louise, le canzoni di Ani con i testi improvvisati su donne in ritardo, il sirtaki ballato al porto mentre una sposa scappava tra le auto nel parcheggio, le mani disegnate, i piedi panati nella sabbia della notte e la notte in campagna a dormire sulle coperte che non sono mai coperte ma coprenti, ma non abbastanza perché il giorno dopo avevo il mio primo attacco di orticaria imponente (secondo la guardia medica) e la mia prima iniezione di cortisone. E in effetti era un po' strano che sul braccio destro, tra spalla e gomito, ci fossero 30 punture di zanzara tutte insieme.
Così ho rivisto anche il nostro medico di famiglia, con il suo sguardo che diceva tutto dopo la corsa vana di aprile e maggio. Gli ho detto che sono tormentata dal rimpianto di non essere riusciti nemmeno ad iniziare una chemioterapia, che magari dopo una cura senza risultati avrei accettato di più l'inevitabilità della fine. Mi ha risposto che dopo una cura senza risultati ora sarei tormentata dal rimpianto di averlo sottoposto a tutta quella fatica inutile. Non ci avevo pensato. In effetti già la sofferenza che ho visto era insopportabile. Ma ora quale bilancia compara il peso di due rimpianti? E sarei una bilancia anch'io, ma non riesco mai a dare il peso definitivo alle cose, perché con queste braccia non arrivo a star ferma e così ogni grandezza diviene più relativa.
E anche questi trent'anni che sto per compiere, chiudere, archiviare, nell'ultimo giorno dell'ultima settimana del mese, come se da lunedì tutto dovesse essere diverso, saranno solo numeri in movimento, che lunedì saranno trent'anni e un giorno. Per quanto un numero rotondo come 30 sia numero di bilanci e realizzazioni e diventare adulti, e intorno a me sia un proliferare di svolte, case nuove, matrimoni, convivenze, gravidanze, lavori veri e carriere. La mia svolta dell'anno è stata perdere mio padre. Per il resto, se mi paragono a 10 anni fa mi vedo uguale ad oggi: perennemente in costruzione. Ma in fondo non è un male. Poi è il brutto e il bello della vita, che non si sa mai cosa ti possa capitare.
Soprattutto a settembre.
Questo mese ho iniziato a seguire un master in traduzione tecnica nella città che è ovunque (là-qui-là) e soprattutto nella mia sorte: è una cosa che fino a luglio mai avrei creduto di fare e invece ora mi riempie di esperienze e progetti e di nuove persone tutte belle, insegnanti e studianti - e chi l'avrebbe mai detto che un nostro insegnante è l'uomo che vent'anni fa cantava la sigla di Ken il Guerriero.
L'altra settimana sono andata a vedere un concerto della nostra batterista in una libreria su una piazza in cui all'una di notte bambini imperversi imperterritano mentre genitori e nonni li lasciano fare benevoli, chiacchierando su enormi panchine, come potrebbe essere in un mondo senza pericoli e paranoie, e ho fatto amicizia con una grande doppiatrice italiana che oltre ad avere una voce bellissima è una ragazza del tutto folle (una che per offrire una sigaretta ad un serioso collega tira fuori dalla borsa per sbaglio un pacchetto di o.b. invece che di sigarette e poi dice "ah è vero, tu le preferisci senza filtro!") e ci piace decisamente così.
E la scorsa settimana ho fatto amicizia con un ballerino che per anni ha insegnato in una scuola giusto dietro casa mia, sul cui cartello d'indicazione LA DANZA PER TE qualcuno allungava sempre la D con un tratto di pennarello, trasformando l'etereo in boteriano: LA PANZA PER TE. Ha ideato tra l'altro una coreografia basata su canzoni di Ani DiFranco, che tra due settimane ritorna in Italia dopo due anni e mezzo di assenza. Si partirà tutti insieme per rivederla: il primo viaggio di piacere dopo lunghissimo tempo.
Anche il primo post dopo lunghissimo tempo, ma questo è ormai consuetudine.

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