è il titolo in polacco di questa poesia che riesce ad affrontare con acume e levità quel che per altre discipline si chiama ontologia o gnoseologia o epistemologia o esistenzialismo o quel che vi pare:
La Cipolla
La cipolla è un'altra cosa.
Interiora non ne ha.
Completamente cipolla
fino alla cipollità.
Cipolluta di fuori,
cipollosa fino al cuore,
Potrebbe guardarsi dentro
senza provare timore.
In noi ignoto e selve
di pelle appena coperti,
interni d'inferno,
violenta anatomia,
ma nella cipolla: cipolla,
non visceri ritorti.
Lei più e più volte nuda
fin nel fondo e così via.
Coerente è la cipolla,
riuscita è la cipolla.
Nell'una ecco sta l'altra,
nella maggiore la minore,
nella seguente la successiva,
cioè la terza e la quarta.
Una centripeta fuga.
Un'eco in coro composta.
La cipolla, d'accordo:
il più bel ventre del mondo.
A propria lode di aureole
da sé si avvolge in tondo.
In noi - grasso, nervi, vene,
muchi e secrezione.
E a noi resta negata
l'idiozia della perfezione.
(Wislawa Szymborska - traduzione di Pietro Marchesani)
Stamattina la signora Szymborska, come la chiamavano tutti, impedendomi di fugare ogni dubbio sull'esatta pronuncia del suo nome di battesimo (come si dirà correttamente Wislawa, se il cognome del fu papa veniva pronunciato in varie gradazioni fonetiche tra Voitila e Uoitiua?) ha letto questo ed altri piccoli trattati di filosofia, storia e metafisica, scritti a meraviglioso modo suo, a pochi metri da me, nella sua lingua piena di affricate: qui si può sentire la sua voce, dopo quella in italiano; oggi invece la lettura in italiano succedeva a quella in polacco e veniva dalla pacata voce maschile del suo stesso traduttore, Pietro Marchesani, cui il giovane e simpatico ambasciatore di Polonia ha conferito in latino un'onorificenza di merito.
Sembra il resoconto di un evento intellettuale snob, ma è stato tutt'altro: l'auditorium del Goethe Institut era pieno di persone sedute e in piedi per vedere quello che qualcuno, durante le presentazioni di rito, ha chiamato un grosso personaggio, perché Nobel 1996 per la letteratura e uno dei più grandi poeti viventi, invece davanti a noi c'era questa signora minuta e canuta dallo sguardo vispo e un po' timido, che ci ha detto (in polacco, poi tradotta da un'autorità che non ricordo, un signore dall'italiano perfetto e dal volume di voce di 2 dB) "Sono stupita che siate qui così numerosi: oggi è weekend!"
Ma per lei ne valeva la pena eccome. E c'erano molte persone giovani tra il pubblico. Giovani ad un incontro con una vecchia poetessa di 84 anni. Una ragazza seduta davanti a me aveva un volume polacco con sul risvolto di copertina questa (<--) foto di autrice e tazza fumanti. Altri avevano comprato al banchetto al piano di sotto dei volumi delle sue antologie. Io invece mi ero portata per il viaggio in autobus il mio amato volumetto col prezzo ancora in lire, preso dopo aver letto da qualche parte (dove? quando? perché? non lo ricordo) Amore a prima vista e/o Il gatto in un appartamento vuoto, parole ironiche e immediate su misteri insondabili come coincidenza e destino, morte e senso di tradimento. E le analisi storiche di Scorcio di secolo e La fine e l'inizio (in cima a questa pagina), parole che illustrano eventi epocali eppure scorrono senza impedimento, così diverse da ciò che la maggioranza intende per poesia: lo stile ermetico, le immagini frammentarie, il respiro sospeso negli enjambements, arrivare alla fine e magari chiedersi "aspetta, e quindi cosa ho letto?". Con lei no. E quanto più diretto appare a noi, tanto più c'è la sua bravura nel condensare cotanto significato in tali significanti. L'amo anche per questo. E non credevo che avrei mai avuto l'opportunità di vederla di persona. Ma oggi è successo e mi aggrappo a questo come alla salvezza di un corrimano.
Per il resto nulla di nuovo: domani arriva mio padre che lunedì diventerà un uomo radioattivo per qualche ora, sperando di capire finalmente quanti siano i mostri e iniziare a colpirli; nel frattempo all'ospedale di Taranto si somministra protossido di azoto invece che ossigeno ai pazienti; Berlusconi si lamenta dei comunisti che vogliono rovinargli le aziende; dal primo maggio mezzo paese infiammato per la questione etica della critica a Santa Madre Chiesa da un palco da un comico, per frasi come
- Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo: infatti la Chiesa non si è mai evoluta.
- Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana. Ma è giusto così: accanto a Gesù Cristo sulla croce non c'erano due malati di sclerosi laterale, ma due ladroni.
che non mi pare dicano nulla di falso (per quanto, ok, Welby i funerali nemmeno li aveva chiesti, ma la moglie sì, e comunque il punto è l'intransigenza della chiesa verso chi ritiene inumano l'accanimento terapeutico, anche quando la Sua volontà sarebbe un'altra... altro bel punto il fatto di mettere il becco un po' ovunque), ma nessuno che reagisca con tale passione per i discorsi di Epifani, Angeletti e Bonanni fatti la mattina a Torino, sulle vere questioni etiche urgenti di cui occuparsi: i morti sul lavoro, i morti di fame per precariato, la morte della fiducia nello Stato con un sistema fiscale sostenuto dalle classi sempre più svantaggiate mentre altri sguazzano impuniti in furbizie e privilegi, la morte della speranza, come l'altro giorno che sul sito di Repubblica c'era il programmino per calcolare la futura pensione e a me è venuta fuori una pagina tutta bianca. E andiamo avanti così.

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