giovedì, 25 gennaio 2007
Incontri invernali (e non solo)

È arrivato, finalmente. Il freddo atteso da mesi, perlomeno da me che alle basse temperature divento più allegra. Oggi ho camminato nella neve aquilana sorridendo da sola come una deficiente, a godermi quella sensazione di schiacciamento sotto le suole, e il rumore che non si sente con le orecchie ma coi piedi. In realtà a Roma il tempo è stato più novembrino che propriamente invernale, con tempeste di vento e raffiche di pioggia e un cimitero di sedie prone e mollette per i panni tuttora sparse per il terrazzo davanti alla mia finestra.
Ma ieri mattina il sole, mentre correvo per incontrare lei presso il Palazzaccio che però tanto piace a mia madre.
Riconoscersi attraverso il sorriso, poi subito la visita ad una libreria piccola piccola per salutare una libraia al corrente della mia esistenza in quanto lettrice di blog: "però io li leggo solo!". Che strano però pensare a quanti mondi si sfiorino o si allaccino senza nemmeno accorgersene.
Non ricordo nemmeno come venne fuori che ci promettemmo la cioccolata calda per il nostro primo incontro. Era un sacco di tempo fa (l'inverno scorso quindi?). Poi stagioni climatiche meno consone alla cioccolata e stagioni di vita con perturbazioni varie ci hanno tenute occupate e in proroga per un po'. Evidentemente in attesa del ritorno del freddo anche a Roma.
Non c'era alcun freddo però né nel luogo marrone e arancione in cui ci siamo sedute, né nei sorrisi con la ragazza che mi ha preparato il caffè marocchino più bello che mi sia mai stato servito, né tantomeno nelle parole scambiate, nemmeno le prime. Anzi, tra le prime sue parole, una frase su qualcosa che pensavo di non aver mai dato troppo a vedere e che invece per lei era così trasparente.
E così trasparenti sono state tutte le parole che sono seguite. Tante ma alla fine poche. Mi continuavano a circolare nella mente mentre andavo via. Insieme all'energia positiva, che in questo gennaio ha deciso di ricominciare a fluire.

E il pensiero va innanzitutto a lei e alla settimana di sogni da realizzare che stiamo per materializzare, tra cui il primo Ani DiPranzo della storia che è nato tra le mie mani senza che nemmeno me ne accorgessi, e dove sarà anche lei, che ogni volta che viene a Roma semina qualcosa in giro, e tutti gli altri abitanti di quella folle casa che è stata la mia prima casa virtuale; e poi a lui, il primo conosciuto da qui, e a tutte le ore di discorsi e camminate fatte insieme, da quella prima timida e trasparente per tutta Roma fino all'ultima a Napoli con i 30 secondi di nubifragio che hanno fatto ridere i bambini dei nostri ombrelli istantaneamente distrutti, ma quella che rideva di più ero io, e i calzini asciutti barattati con una sciarpa fradicia, e la pizzeria senza accento; a lui e ad un altro giorno di pioggia, romana, fitta e sottile, come tutte le parole, e poi tutti quei cuscini colorati per terra in una sala da tè poi divenuta un luogo metaforico; a lui e le coincidenze e il concerto dei Beatles al porto di Genova che nemmeno se l'avessimo chiesto, e tutte quelle volte a parlare come se le parole non potessero mai finire; a lui e a quel bellissimo concerto al Circolo degli Artisti, e mai nome fu più azzeccato per suggellare qualcosa come questo scambio continuo di note, e poi la nottata sul terrazzo a suonare tutta la discografia dei Beatles, e una delle ultime fu "Two of us" che poi mi fece pensare al titolo "Two of us in a circle" per un post mai più scritto, ma è come se lo fosse.
E poi tutti gli altri di cui nemmeno conosco la faccia eppure ci sono.

scritto da mela | 23:58 | commenti (16) | commenti (16) [pop-up]
succo di mela, succede a mela

martedì, 23 gennaio 2007
Petah Lucia DiFranco

È nata.
La notizia è di oggi: la figlia di Ani DiFranco (e come poteva essere altro che una femminuccia?) è nata sabato 20 gennaio nella casa materna a Buffalo NY, pesa 3,4 chili e mamma e figlia stanno bene. E se sembro un po' zia a fare questi discorsi, sì, mi sento abbastanza zia.
Nel frattempo nessuno sa il perché e il percome o almeno l'esatta pronuncia del nome Petah, che io non avevo mai sentito prima. È un nome indiano americano che nella lingua della tribù Blackfoot vuol dire "aquila d'oro". Un rare bird come quello di cui mamma Ani parla nella mia canzone preferita del suo ultimo album Reprieve, In the margins, come quello che appare sul cd e in diversi punti della sua confezione (nonché accanto ai link della pagina appena segnalata). Ma la canzone non può parlare di Petah, essendo stata scritta già un paio d'anni fa. Comunque.
Ho appreso giusto recentemente di una tradizione, forse non molto nota, riguardante i bambini appena nati, ovvero regalare loro una maglietta della fortuna per buon auspicio.
Allora ecco quella inevitabile per la nuova righteous baby (la casa discografica creata da Ani, un'isola di anticorporativismo, idealismo e indipendenza, si chiama Righteous Babe Records):

Le quattro parole scritte dietro ("contorsionista, balbettatore, ruttatore, freak") riprendono una famosa citazione di Ani, presente in una lettera da lei indirizzata ad un giornale americano femminista, Ms., che nominandola nel 1997 tra le "21 feminists for the 21st century" poneva come suo unico merito i successi e i profitti della RBR. La risposta di Ani a questa scelta termina con queste parole:

Thanks for including me, Ms., really. But just promise me one thing; if I drop dead tomorrow, tell me my grave stone won't read:

    ani d.
    CEO. [amministratore delegato]

Please let it read:

    songwriter
    musicmaker
    storyteller
    freak.

scritto da mela | 23:58 | commenti (12) | commenti (12) [pop-up]
musica, notizie

giovedì, 18 gennaio 2007
Post che si scrivono da soli

Era da un po' che non mi arrivavano delle mail di spam veramente divertenti.
Di quelle che ci ricordano che oggi forse quasi tutto si può fare con le macchine, ma la traduzione proprio no.
Questa mail mi è appena arrivata dalla "Banca di Roma", con cui ovviamente non intrattengo alcun rapporto. Ho testé smesso di spisciarmi dal ridere con la mia amica e poiché abbiamo deciso di incorniciarla, la incornicio qui (ho anche testé imparato che testé è abbreviazione di testeso, ovvero "teso teso", ovvero "dritto dritto", ovvero "giusto adesso"). Da conservare e rileggere nei momenti tristi.


Mittente: info.privacy@bancaroma.it
Oggetto: Il suo in linea Accesso di tecnica bancaria è Stato Terminato

I Clienti cari Valutati;

A Banca Di Roma, migliorare annualmente i nostri server di Sicurezza per tenere i nostri clienti liberano dal furto di tecnica bancaria di internet.

Abbiamo migliorato qui vicino i nostri Server di SSL per migliorare la icurezza del nostro depositando per permettere in linea il libero-scorre ed il frode-libera depositando in linea per i nostri in linea clienti di tecnica bancaria.

Lei è consigliato di aggiornare le sue a tempo di record al più presto possibile attraverso la nostra maglia ottenuta: http://www.bancaroma.it/site/index.asp*  Per guadagnare l'accesso pieno al suo conto come questi sistemi di sicurezza migliorati possono riguardare i suoi montaggi di conto se lei non aggiorna le sue a tempo di record.

Ringraziarla per il suo capire, ma anche ricordare che la sua sicurezza è il nostro interesse estremo.


Dipartimento di intimità* e Sicurezza.
Banca Di Roma


* questo indirizzo indicato nella mail (non so se sia vero, vedo che esistono sia bancadiroma che bancaroma, con homepage identica) contiene poi ovviamente un link a tutt'altro sito.
* La Banca di Roma ha un Dipartimento di intimità. Di che altro si occuperanno?

scritto da mela | 12:32 | commenti (13) | commenti (13) [pop-up]
parole, tempi moderni, succede a mela

sabato, 13 gennaio 2007
La ricerca della felicità

Titolo programmatico per il primo post del 2007?
Magari.
In realtà titolo del film che ho visto ieri, invitata da amici che ora me la devono pagare. Ma no dai, ero comunque curiosa di vedere come fosse. Pensierini:

- Serviva proprio Gabriele Muccino per dirigerlo? Ah sì, forse per le scene con le urla isteriche.
- Se Apocalypto deve essere vietato ai minori di 14 anni, questo film dovrebbe essere vietato ai lavoratori precari, perché uno va al cinema per sentirsi per un paio d'ore in un mondo diverso dal proprio, e poi si ritrova davanti, su schermo da 3000 pollici, tutte le proprie angosce elevate alla ennesima potenza (angoscian): io, per dire, mi vedo già in fila davanti al ricovero per i senzatetto. O al limite come la chitarrista hippie da marciapiede.
- Mentre riflettevo sulla mia povertà, che per pagare gli 8 (otto) euro del biglietto del Barberini ho dovuto svuotare il salvadanaio, notavo che la sala 1 (500 posti) era piena. Ma quanto diamine guadagnano i gestori di cinema?
- Il personaggio di Thandie Newton (la moglie del protagonista), già antipatico di suo, ha ricevuto un doppiaggio da brivido. E non è un complimento.
- Stronzate, il cubo di Rubik non è veramente umanamente risolvibile e non credo di aver mai conosciuto qualcuno che ce l'abbia fatta: l'unica soluzione trovata da mela piccola è stata staccare gli adesivi e riattaccarli nel modo giusto (questo dopo aver provato a smontarlo fisicamente in pezzi e rimontarlo).
- Alla fine la morale della storia è che la ricerca della felicità coincide con la ricerca dei soldi, e pertanto felicità = soldi. Chris Gardner (Will Smith comunque è stato bravo), pur essendo una persona buona, profonda, simpatica, intelligente, non conta niente se non ha soldi, non riesce ad avere un dialogo con la moglie perché non ha soldi, non ha uno straccio di parente o amico a cui rivolgersi nei momenti di difficoltà. Così il sogno americano è il sogno dell'individuo, non della società (a meno che non sia per azioni, of course).
- La "ricerca della felicità" del titolo cita la Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America (1776):

We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness.

[e qui nel jukebox della memoria degli amici DiFrancofili sarà partita in automatico una traccia del 2001:
and we hold these truths to be self evident:
number one, George W. Bush is not president
number two, America is not a true democracy
number three, the media is not fooling me
]

e mi fa sorridere che in inglese si parli di pursuit, praticamente di inseguimento della felicità: eh sì, perché quella scappa, è come un gatto scettico, non è che ti salta in braccio così, tu lo guardi da un certa distanza e sembra bastino pochi passi per poterlo accarezzare, poi fai per avvicinarti e lui salta un po' più in là. Forse per poi farsi ritrovare dove non credevi l'avresti mai trovato. Lunga, lunga ricerca. E troppe volte senza gatti all'orizzonte.

E allora nel frattempo ci si può guardare intorno per cavalli di pezza su cui fuggire.
Esce finalmente L'arte del sogno dell'amato Michel Gondry, già regista dell'amatissimo Eternal Sunshine of a Spotless Mind (e stavolta il titolo originale, The Science of Sleep, non è stato tradotto in modo ridicolo, seppur non letterale - ma in traduzione, si sa, fedeltà non implica bellezza). È il film con cui avrei voluto inaugurare il 2007, ma siccome voglio bene ai miei amici... però mi sono fatta promettere che il prossimo sarà questo, e ieri stesso il trailer visto prima dell'angoscioso inseguimento della felicità ha sostenuto la mia causa presso tutti.

Excursus psicolinguistico. Le menti delle persone si possono dividere in due gruppi secondo il tipo di ragionamento simbolico preferito: metaforico e metonimico. Sia metafora che metonimia sono espedienti retorici per indicare una cosa nominandone un'altra, ma mentre la metonimia funziona per contiguità (parte-tutto, causa-effetto, oggetto-materia, ecc.), la metafora fa riferimento a qualcosa che è del tutto al di fuori, stabilendo paralleli e paragoni che cambiano la prospettiva.
La mia mente è metaforica senza via di scampo, e così l'immaginario di Gondry: le trasformazioni, le biplanarità, le compenetrazioni, la finestra che diventa botola, la persona che è un paesaggio, il letto sulla spiaggia innevata, la pioggia nella stanza, e cose strane e colorate, come le cose che mi piacciono. 
Nell'attesa dell'ultimo Gondry, un po' di sue creazioni in pubblicità, videoclip e film:

Levi's - "Drugstore" (Leone d'oro a Cannes 1994)
Levi's - "Mermaids" (mi ricordo che questa mi piaceva tanto)
Smirnoff - "Smarienberg" (non l'avevo mai vista, ma ho la sensazione che J.J. Abrams ne abbia tenuto presente atmosfere e musiche quando ha creato Alias - l'unica serie, a parte forse Pollon, di cui abbia visto dalla prima all'ultima puntata)
Björk - Human behavior (videoclip che pare abbia vinto praticamente ogni premio esistente nella sua categoria)
Björk - Joga (emotional landscapes. Concetto così semplice e bello. Et la canzone)
Björk - Bachelorette (un'altra delle mie preferite di Björk)
Radiohead - Knives out (che bello questo pezzo... ma possibile che sia la prima volta che nomino i Radiohead in questo blog?)
Massive Attack - Protection (la voce in questa canzone era di Tracey Thorne degli Everything But The Girl: mi piaceva, chissà che fine ha fatto?)
The Chemical Brothers - Let Forever Be (ogni riferimento di questa canzone a Tomorrow never knows dei Beatles è puramente casuale. Come la scelta di Noel Gallagher alla voce)
The White Stripes - Fell in love with a girl (tutto di Lego! Grazie all'amico goo per la segnalazione)
Beck - Cellphone's dead (no ma ditemi: quanto è bello quando la città entra nella stanza per la prima volta?)
Beck - Everybody's gotta learn sometime (cover sublime per un film sublime)

scritto da mela | 20:00 | commenti (30) | commenti (30) [pop-up]

 

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